F-GAS

 

Chi è in possesso di un’apparecchiatura contenente un determinato tipo di gas che può impattare sull’ambiente è obbligato a tenere periodicamente sotto controllo l’impianto attraverso delle manutenzioni trimestrali/semestrali/annuali che variano a seconda del contenuto di gas e all’equivalente di CO2 presente nella macchina al fine di evitare che dall’impianto frigo fuoriesca del gas disperdendosi nell’atmosfera

Non vi sono obblighi di verifiche negli impianti con una quantità di refrigerante inferiore a 3 Kg/5 t equivalenti di CO2.

Gli accorgimenti citati sopra sono dovuti al Protocollo di Kyoto, il cui obiettivo principale è quello di ridurre le emissioni di gas nell’atmosfera. Il protocollo, tra gli altri, fa riferimento alle sostanze quali CO2, CH4, N2O e agli f-gas (HFC, PFC, SF6), ovvero i gas fluorurati ad effetto serra. Al protocollo ne sono conseguentemente interessati i produttori, importatori ed esportatori di questi gas, ma anche i fabbricanti e importatori dei componenti e chi opera poi effettivamente nelle apparecchiature.
Dunque, per rispettare le direttive in questione, tutte queste categorie di persone hanno l’obbligo, operando con i gas sopraelencati, di iscriversi al registro (personale e/o di impresa) e di essere in possesso dei certificati e degli attestati.
Tutto ciò è determinato dal Regolamento F-Gas n. 517/2014 (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio e dal D.P.R. n. 43/2012.

Novità 2020, a partire da Gennaio 2020 tutti gli impianti di refrigerazione, che hanno come quantità caricata oltre i 10,200 kg di gas di R404A, non possono essere rabboccati con gas vergine ma obbligatoriamente si deve usare R404A RIGENERATO oppure R404 riciclato con appositi accorgimenti durante il recupero e solo se accompagnato da etichettatura che ne traccia la provenienza, altro fattore importante il gas recuperato lo può riciclare il frigorista o un tecnico della stessa azienda che ha manipolato il gas etichettandolo.

Nel caso la purezza del gas non sia garantita il suo recupero va effettuato con ausilio di bombole speciali che le aziende, autocertificate F-Gas, danno in accomodato d’uso per poi essere bonificati.

In mancanza delle applicazioni delle normative, del Regolamento F-Gas n. 517/2014 (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio e dal D.P.R. n. 43/2012, la legge prevede una sanzione oltre che amministrativa anche pecuniara.

Si evidenziano di seguito alcune delle violazioni contemplate dal Decreto Legislativo con riferimento agli obblighi connessi al Registro F-Gas e alla Banca Dati F-Gas di cui al DPR 146/2018, rimandando al provvedimento per i dettagli
L’articolo 6 stabilisce che le imprese certificate o, nel caso di imprese non soggette all’obbligo di certificazione, le persone fisiche certificate che non inseriscono nella Banca Dati di cui all’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2018 le informazioni previste, entro trenta giorni dalla data dell’intervento, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00 euro a 15.000,00 euro.
L’articolo 8 stabilisce che le persone fisiche e le imprese che svolgono le attività senza essere in possesso del pertinente certificato o attestato sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000,00 euro a 100.000,00 euro.
L’impresa che affida le attività di installazione, riparazione, manutenzione, assistenza o smantellamento di apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria fisse, pompe di calore fisse e apparecchiature di protezione antincendio, ad un’impresa che non è in possesso del certificato è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000,00 euro a 100.000,00 euro.
Gli Organismi di certificazione che non rispettano i termini fissati dal DPR 146/2018 per l’inserimento nel Registro dei dati relativi ai certificati rilasciati, rinnovati, sospesi revocati, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da 150,00 euro a 1.000,00 euro.
I soggetti obbligati che non effettuano l’iscrizione al Registro telematico nazionale sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da 150,00 euro a 1.000,00 euro.
Infine per quanto riguarda le vendite il Decreto Legislativo stabilisce che le imprese che forniscono gas fluorurati a effetto serra a persone fisiche o imprese che non sono in possesso del pertinente certificato o attestato per le attività di cui all’articolo 11, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 517/2014, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00 euro a 50.000,00 euro.
Le persone fisiche o imprese che acquistano gas fluorurati a effetto serra per le attività di cui all’articolo 11, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 517/2014, indipendentemente dalle modalità di vendita utilizzata, senza essere in possesso del pertinente certificato o attestato, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00 euro a 50.000,00 euro.
Le imprese che forniscono apparecchiature non ermeticamente sigillate contenenti gas fluorurati a effetto serra agli utilizzatori finali, senza acquisire la dichiarazione dell’acquirente di cui all’articolo 16, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00 euro a 50.000,00 euro
Le imprese che forniscono gas fluorurati a effetto serra che non inseriscono nella Banca Dati le informazioni previste , sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500,00 euro a 5.000,00 euro.
Le imprese che forniscono apparecchiature non ermeticamente sigillate contenenti gas fluorurati a effetto serra agli utilizzatori finali, indipendentemente dalle modalità di vendita utilizzata, che non inseriscono nella Banca Dati, le informazioni previste sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500,00 euro a 5.000,00 euro.
L’attività di vigilanza e di accertamento, ai fini dell’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente decreto, è esercitata, nell’ambito delle rispettive competenze, dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che si avvale del Comando carabinieri per la tutela dell’ambiente (CCTA), dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA), nonché dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli secondo le procedure concordate con l’autorità nazionale competente.
All’accertamento delle violazioni previste dal decreto possono procedere anche gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria nell’ambito delle rispettive competenze.
All’esito delle attività di accertamento il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, successivamente alla contestazione all’interessato della violazione accertata, trasmette il relativo rapporto al Prefetto territorialmente competente, ai fini dell’irrogazione delle sanzioni amministrative.

 

 

.